L’architetto Matteo Donde’ racconta il Progetto Scuola

“Smettiamola di parlare di ciò che togliamo alle auto e concentriamoci su ciò che possiamo dare ai bambini. Non si tratta di essere contro l’auto. Si tratta di essere a favore dei bambini, della comunità e del futuro. Perché i bambini sono «il cemento della città»: connettono persone di ogni provenienza, rafforzano i legami di quartiere e incarnano l’integrazione nella sua forma più autentica. Quando i bambini giocano insieme, le comunità si rafforzano.”  Professore Marco Te Brömmelstroet – Università di Amsterdam

Come architetto urbanista che da 25 anni si occupa di sicurezza stradale, di mobilità pedonale e ciclistica e di riqualificazione dello spazio pubblico delle nostre città, troppo spesso dedicato quasi esclusivamente alle automobili, racconto che la strada può assumere un volto diverso da quello a cui siamo abituati. La strada può trasformarsi in uno spazio condiviso, pensato per le persone e non solo per i veicoli. Una strada inclusiva, accessibile, sicura: una strada di tutti e di tutte.

Gli incontri nelle scuole

Con i ragazzi e le ragazze, più delle parole contano gli esempi concreti. Il cambiamento di paradigma che proponiamo — superare la centralità dell’automobile per restituire spazio e dignità alle persone e alla qualità della vita urbana — non è un’utopia né un esercizio teorico: è una realtà già in corso in numerosi paesi europei e in molte altre parti del mondo.

Insieme a Marco, durante gli incontri nelle scuole:

  • mostriamo agli studenti come i loro coetanei di Amsterdam e Copenaghen vanno a scuola, evidenziando modelli di mobilità sostenibile consolidati
  • presentiamo il caso di Parigi, dove le strade davanti a circa 300 istituti scolastici sono state chiuse al traffico 24 ore su 24, restituendo lo spazio pubblico alla comunità educativa
  • spieghiamo che numerose ricerche scientifiche dimostrano come gli studenti che raggiungono la scuola a piedi o in bicicletta manifestino una maggiore capacità di concentrazione e apprendimento
  • sottolineiamo un dato che tutti conosciamo, ma che spesso viene oscurato da una narrazione polarizzante diffusa dai media secondo cui ogni intervento a favore della mobilità sostenibile sarebbe una “guerra all’automobile”. Al contrario, incentivare gli spostamenti attivi contribuisce a ridurre il traffico urbano, migliorando la qualità della vita anche di chi utilizza l’automobile. Un effetto evidente e misurabile, come dimostra la significativa diminuzione del traffico cittadino nel mese di giugno, quando le scuole chiudono
  • presentiamo i benefici della mobilità attiva mostrando esempi concreti di strade a spazio condiviso, dove la circolazione avviene a bassa velocità e i veicoli coesistono in sicurezza con tutti gli altri utenti: pedoni, ciclisti, bambini, anziani. Si tratta di un modello viario ancora poco conosciuto in Italia, non solo tra i cittadini, ma anche tra molti tecnici e amministratori.

La strada è spazio pubblico

La strada costituisce circa l’80% dello spazio pubblico urbano: una risorsa preziosa per la qualità della vita, che non può essere destinata quasi esclusivamente al transito e alla sosta delle automobili. Per questo mostriamo esempi di strade residenziali trasformate in luoghi di socialità, con tavoli e sedute, alberature, spazi verdi e luoghi di incontro e socializzazione. E raccontiamo gli interventi sperimentali di urbanismo tattico che si stanno diffondendo in molte città, strategie agili e a basso costo pensate per restituire lo spazio pubblico alle persone, promuovendo una nuova cultura urbana più inclusiva, vivibile e sostenibile.

Per questo invitiamo gli studenti a progettare gli spazi antistanti la loro scuola, attraverso un lavoro di gruppo che stimola la creatività e dà voce ai loro desideri, liberi dalle barriere culturali che spesso gli adulti hanno inconsapevolmente costruito — basti pensare alla congestione quotidiana davanti agli istituti scolastici. In base all’età, emergono proposte diverse: giochi disegnati a terra come la campana o il twister, tavoli da ping pong e biliardini per divertirsi insieme, nuove alberature e aree verdi, tavoli e panchine per sedersi e socializzare. Spazi che, oltre a favorire la relazione tra loro, diventano luoghi di attesa anche per genitori e nonni, offrendo un’alternativa all’attesa in automobile, spesso con il motore acceso, e nuovi luoghi a disposizione degli abitanti del quartiere.

I ragazzi e le ragazze realizzano disegni straordinari, pensati per essere riprodotti sull’asfalto e trasformare lo spazio pubblico secondo la loro visione. A me, poi, spetta il compito di tradurre queste idee in soluzioni realizzabili e sperimentabili, capaci di restituire valore e vivibilità al contesto urbano.

Si tratta di un percorso partecipativo che coinvolge attivamente ragazze e ragazzi, rendendoli protagonisti nella progettazione degli spazi urbani. Ma è anche un fondamentale lavoro di comunicazione: un racconto costruito attraverso dati, esperienze e testimonianze, capace di generare consapevolezza e adesione.

I progetti che vengono sperimentati sul campo dimostrano la loro efficacia: funzionano, piacciono e riescono a coinvolgere anche le famiglie, che scoprono quanto sia possibile — e vantaggioso — modificare le proprie abitudini quotidiane.

Ed è grazie al sostegno di tutti i sostenitori e le sostenitrici della Fondazione che tutto questo prende forma e diventa realtà. Grazie per rendere possibile un cambiamento concreto e visibile nelle nostre città.

Scopri il Progetto Scuola qui.

Per maggiori informazioni, contattaci: 347 5929666 – info@fondazionemichelescarponi.com

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