Everesting Stelvio x6 completato. Sei salite, migliaia di metri di dislivello, un solo messaggio: la strada è di tutti, a partire dal più fragile.
Un Everesting non è semplicemente una sfida sportiva. È un viaggio fisico e mentale che richiede un obiettivo forte, qualcosa che dia significato a ogni metro di dislivello conquistato. Per questo ho deciso di dedicare il mio Everesting sul Passo dello Stelvio a due valori che considero fondamentali: comunità e sicurezza stradale.
Paolo Orsoni
L’obiettivo era ambizioso: partire dalle Terme di Bormio, sede della partenza ufficiale, con base al Pentagono Center di Bormio, e ripetere la salita dello Stelvio per sei volte, fino a raggiungere il dislivello necessario per completare l’Everesting. Con questa impresa ho voluto raccogliere fondi a favore della Fondazione Michele Scarponi e dei City Angels di Sondrio.
Ho scelto di partire nel cuore della notte, poco dopo l’una. Prima di iniziare ho compiuto un gesto simbolico: ho messo il “Piede a Terra”, per ricordare il messaggio e l’eredità di Michele Scarponi. Poi è iniziata l’avventura. La prima salita è stata accompagnata dal silenzio della notte. Arrivato in vetta, prima di scendere, mi sono fermato ad ammirare il cielo stellato. Le stelle illuminavano la montagna e lasciavano presagire una splendida giornata.
Dopo la discesa ho atteso le prime luci dell’alba e sono ripartito per la seconda ascesa. È stato forse il momento più bello dell’intera impresa: il silenzio delle montagne, la natura che si risveglia, il rumore della cascata del Monte Braulio e gli animali che popolavano il paesaggio rendevano ogni pedalata speciale. Terminata la seconda salita, il tempo di recuperare il fiato e poco dopo le dieci è iniziata la terza. Qui lo scenario è cambiato completamente. Il traffico ha iniziato ad aumentare e con esso anche i pericoli. Auto e moto sfrecciavano a velocità sostenuta, spesso molto vicine ai ciclisti.
A un certo punto ho assistito a una scena che mi ha fatto riflettere. Un’automobilista stava risalendo il passo dietro a due ciclisti, attendendo il momento giusto per superarli in sicurezza. All’improvviso sono arrivati due motociclisti ad alta velocità che hanno sorpassato l’auto e hanno addirittura insultato l’automobilista. Un episodio che racconta bene quanto sia importante il rispetto reciproco sulla strada.
Giunto in cima mi sono fermato a scambiare qualche parola con un negoziante prima di affrontare la discesa. Poco dopo, tra le cascate e la centrale, in corrispondenza di un tornante, un motociclista da enduro ha allargato troppo la traiettoria in salita. Ho cercato immediatamente di evitare l’impatto e fortunatamente ci siamo soltanto sfiorati. Grazie all’esperienza sono riuscito a restare in piedi, ma nella manovra ho battuto una costola contro il manubrio. Nulla di grave: solo una forte contusione e tanto spavento. Il motociclista ha proseguito il suo viaggio mentre io mi sono fermato qualche istante a riordinare le idee. Le ultime tre salite sono state inevitabilmente più difficili. Il dolore alla costola mi ha costretto a prendermi più tempo, ma non ho mai pensato di fermarmi. Ho continuato a salire, tornante dopo tornante, fino a completare tutte e sei le ascese previste.
Descrivere un Everesting non è semplice. Servono mesi di preparazione, allenamento e sacrificio. Ma ciò che fa davvero la differenza è la mente. Non a caso nel ciclismo esiste un detto che riassume perfettamente ciò che serve per affrontare una sfida del genere: “Testa, Cuore e Gambe”. Prima di affrontare questa impresa ho dedicato del tempo alla meditazione, ho visualizzato l’obiettivo finale e poi mi sono messo in viaggio.
Durante l’ultima salita ho alzato lo sguardo verso il cielo per dedicare questa impresa a due persone speciali: Michele Scarponi e il mio amico Vittorio, che faceva parte dei City Angels di Sondrio.
A loro, e a tutte le persone che mi hanno sostenuto lungo questo percorso, va il mio grazie più sincero. Senza il vostro supporto tutto questo sarebbe stato molto più difficile.
Vorrei concludere con un messaggio rivolto a tutti gli automobilisti e motociclisti che frequentano i passi alpini. Rallentate e godetevi ciò che avete intorno. Quelle strade attraversano luoghi straordinari, non sono piste da corsa. Ricordiamoci sempre che non siamo soli e che la strada appartiene a tutti, a partire dagli utenti più fragili. Perché la sicurezza non è un dettaglio: è una responsabilità condivisa.
Facciamo i complimenti a Paolo Orsoni per l’impresa realizzata e lo ringraziamo di cuore per questo suo contributo e ancor più per aver voluto rendere l’Everesting un’iniziativa solidale.
Grazie a chi ha creduto nella sua determinazione e preparazione, abbiamo ricevuto una donazione di 600 euro a favore dei progetti sulla sicurezza stradale a sulla mobilità sostenibile che la Fondazione Michele Scarponi porta avanti.
Se anche tu vuoi compiere un’iniziativa solidale con cui sostenere una vera cultura della sicurezza stradale, contattaci:
jara@fondazionemichelescarponi.com / 347 5929666