Autovelox, decreto Salvini e sicurezza stradale: il rischio non è solo giuridico

di AVV. TOMMASO ROSSI
Componente Comitato Scientifico della Fondazione Michele Scarponi ETS 

Da oltre trent’anni il Codice della strada prevede che gli autovelox siano omologati.

Eppure, per oltre tre decenni, quella disposizione è rimasta sostanzialmente inattuata. Lo Stato ha continuato ad autorizzare gli apparecchi mediante il diverso procedimento di approvazione, senza mai definire la procedura di omologazione prevista dall’art. 45 del Codice della strada.

Nel frattempo migliaia di sanzioni sono state elevate sulla base di dispositivi formalmente approvati ma non omologati.

È stata la Corte di Cassazione, con la nota ordinanza n. 10505 del 18 aprile 2024 e con numerose successive pronunce conformi, a ribadire un principio giuridico destinato a incidere profondamente sul sistema dei controlli elettronici della velocità: approvazione e omologazione non sono la stessa cosa.

Da qui nasce il decreto recentemente emanato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Una disciplina finalmente attesa da oltre trent’anni.Ma anche un provvedimento che solleva interrogativi importanti. Non soltanto giuridici. Soprattutto culturali.

Una buona notizia: finalmente arrivano regole certe

Occorre riconoscere un primo aspetto positivo.

Per la prima volta vengono individuate procedure chiare affinché ogni nuovo prototipo sia sottoposto ad omologazione e ogni singolo dispositivo venga periodicamente verificato e tarato.

È una scelta condivisibile. Chi viene sanzionato ha diritto a sapere che lo strumento utilizzato sia affidabile, verificato e conforme alla legge. La legalità non è un optional. Vale per i cittadini. Ma vale anche per la Pubblica Amministrazione. Da questo punto di vista il decreto colma finalmente un vuoto normativo che non avrebbe mai dovuto protrarsi così a lungo.

Ma il problema è un altro

Il punto che desta maggiore preoccupazione è un altro. Il decreto determina infatti lo spegnimento di centinaia di dispositivi che, fino all’ottenimento della nuova omologazione, non potranno più essere utilizzati. Proprio all’inizio dell’esodo estivo. Proprio nel periodo statisticamente più critico per incidentalità e mortalità. È una scelta che inevitabilmente riduce la capacità di controllo del territorio. Ed è qui che il dibattito pubblico rischia di prendere una deriva pericolosa.

Il vero rischio è il messaggio che passa

Le dichiarazioni secondo cui gli autovelox rappresenterebbero una “tassa occulta” o un sistema utilizzato esclusivamente per fare cassa rischiano di produrre un effetto molto più grave del decreto stesso. Perché spostano completamente il bersaglio. Il problema non diventa più la velocità. Il problema diventa il controllo della velocità.

È una differenza enorme. Gli autovelox non sono il nemico. La velocità eccessiva continua ad esserlo.

E continua ad essere una delle principali cause degli incidenti mortali sulle nostre strade.

 Gli autovelox non salvano i bilanci. Salvano vite.

Esiste una convinzione molto diffusa secondo cui gli autovelox servano soltanto ad aumentare gli incassi dei Comuni. È una narrazione semplice. Ma profondamente fuorviante.

Numerosi studi internazionali e la stessa esperienza italiana dimostrano che il controllo elettronico della velocità produce effetti concreti.

Sulle tratte autostradali controllate dal Tutor, ad esempio, si è registrata una significativa riduzione della velocità media e una drastica diminuzione della mortalità già nel primo anno di funzionamento. Il motivo è intuitivo. Non è la multa che salva la vita. È il fatto che, sapendo di poter essere controllati, gli automobilisti rallentano.

E quando si rallenta diminuisce l’energia dell’impatto.

Aumentano i tempi di reazione.

Si riducono le conseguenze degli errori.

Ogni chilometro orario in meno rappresenta una possibilità in più di evitare una tragedia.

La velocità resta il principale fattore di rischio

Ogni volta che si verifica un incidente grave ci si concentra quasi sempre sull’errore finale.

Una precedenza non rispettata.

Una distrazione.

Un sorpasso.

In realtà la velocità agisce come un moltiplicatore.

Moltiplica lo spazio di arresto.

Moltiplica la violenza dell’urto.

Moltiplica le probabilità che un errore si trasformi in un evento mortale.

Per questo motivo tutte le principali organizzazioni internazionali che si occupano di sicurezza stradale considerano il controllo della velocità uno degli strumenti più efficaci di prevenzione.

Il rischio di un “liberi tutti”

È questo il vero punto che dovrebbe preoccuparci.Se il messaggio percepito dai cittadini diventa: “Finalmente hanno spento gli autovelox.”oppure “Finalmente non ci controllano più.” allora si rischia di compromettere anni di lavoro culturale sulla sicurezza stradale.

La percezione del rischio diminuisce. L’attenzione alla velocità diminuisce.

E le conseguenze rischiano di manifestarsi proprio nei mesi in cui le nostre strade sono più trafficate.

La sicurezza non è incompatibile con la legalità

Attenzione. Nessuno sostiene che si debbano utilizzare strumenti privi dei requisiti richiesti dalla legge. Anzi.

La Fondazione Michele Scarponi ha sempre sostenuto che il rispetto delle regole debba valere innanzitutto per le istituzioni.

Controlli legittimi. Procedure trasparenti. Dispositivi affidabili.

Sono condizioni indispensabili.

Ma legalità e sicurezza non sono obiettivi alternativi. Devono procedere insieme.

Il vero obiettivo avrebbe dovuto essere quello di garantire il passaggio al nuovo sistema senza creare vuoti nei controlli e senza alimentare una comunicazione pubblica che rischia di delegittimare strumenti di prevenzione che hanno dimostrato negli anni la loro efficacia.

La vera sfida è culturale

Da anni la Fondazione Michele Scarponi porta avanti un lavoro quotidiano nelle scuole, nelle piazze, nelle istituzioni e, attraverso la rubrica “Difendiamo la strada di tutti”, anche sul piano della cultura giuridica.

Lo ripetiamo spesso. Le norme servono. I controlli servono. Le sanzioni servono. Ma da sole non bastano.

La sicurezza stradale nasce quando una regola viene rispettata non per paura della multa, ma perché si comprende che quella regola protegge la vita delle persone.

Gli autovelox non dovrebbero mai essere percepiti come strumenti contro gli automobilisti, dovrebbero essere percepiti come strumenti a tutela di tutti.

Di chi guida. Di chi pedala. Di chi attraversa la strada.

Di chi torna a casa.

Conclusioni

Il vero tema non è se gli autovelox debbano essere omologati. Su questo non esistono dubbi: devono esserlo.

Il vero tema è evitare che una vicenda amministrativa e giuridica venga trasformata in un messaggio culturale sbagliato.

Perché il nemico non è il controllo. Il nemico resta la velocità eccessiva.

E ogni volta che il dibattito pubblico finisce per far dimenticare questa semplice verità, il rischio è che a pagare il prezzo più alto siano ancora una volta le vittime della strada.

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