Negli ultimi mesi la Fondazione Michele Scarponi ETS ha avviato una delle iniziative più complesse e importanti della propria attività: la raccolta e l’analisi delle segnalazioni di hate speech contro i ciclisti, pubblicate su social network, piattaforme video e siti internet.
👉 https://fondazionemichelescarponi.com/lodio-corre-online-ma-colpisce-sulla-strada-la-fondazione-contro-gli-haters-dei-ciclisti/
Fin da subito abbiamo ricevuto un numero impressionante di segnalazioni. Un flusso continuo che dimostra quanto il fenomeno sia esteso e quanto, nella percezione comune, si stia superando una soglia culturale di tolleranza verso l’odio nei confronti di chi utilizza la bicicletta.
Un lavoro quotidiano, complesso e multidisciplinare
L’analisi delle segnalazioni impegna ogni giorno quattro persone:
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due membri della Fondazione,
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e due legali che collaborano stabilmente all’iniziativa, “l’avvocato-ciclista” Tommaso Rossi e la collega Isabella Munafò.
La valutazione di ogni caso richiede tempo, rigore e prudenza. Occorre infatti verificare:
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l’autenticità del contenuto,
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la sua portata offensiva,
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il contesto,
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la rilevanza giuridica,
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la possibilità di individuare l’autore.
Per questo motivo non è possibile procedere contro tutti i contenuti ricevuti: i numeri sono troppo elevati e la complessità investigativa molto alta.
Il criterio di selezione: quando le parole diventano diritto
Per garantire serietà ed equilibrio, abbiamo adottato un multicriterio di selezione, basato su tre elementi:
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Numero delle segnalazioni ricevute per lo stesso autore o contenuto.
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Gravità del linguaggio, soprattutto quando sfocia in:
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incitazione all’odio,
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istigazione a delinquere,
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minacce,
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diffamazione aggravata.
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Diffusione del contenuto, ovvero l’impatto potenziale del post o del canale (numero di follower, condivisioni, visibilità).
Solo i casi che soddisfano questi criteri vengono trasformati in esposti-denuncia da presentare alle autorità competenti.
Le prime 16 denunce depositate
Ad oggi, grazie al vostro contributo, abbiamo depositato 16 esposti-denuncia presso le Procure della Repubblica di:
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Ancona,
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Ivrea,
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Forlì,
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Milano.
Le condotte contestate riguardano:
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incitamento all’odio contro i ciclisti,
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istigazione a delinquere,
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minaccia,
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diffamazione aggravata tramite social network.
Si tratta di comportamenti che non possono più essere minimizzati come “scherzi”, “battute” o “sfoghi”.
L’odio non è un’opinione: è un problema sociale.
E quando si diffonde tramite piattaforme online, può trasformarsi in comportamenti reali e pericolosi sulla strada.
I tempi della giustizia
Le Procure stanno acquisendo gli atti e potranno impiegare diversi mesi — fino a un anno — per completare le indagini preliminari, identificare gli autori e decidere se procedere con una richiesta di rinvio a giudizio.
In questa fase, non abbiamo ancora riscontri sull’esito dei singoli procedimenti.
Ma il valore dell’iniziativa va ben oltre il piano giudiziario.
Un cambiamento culturale già in atto
La vera vittoria è il cambiamento culturale che si sta generando.
Grazie alle vostre segnalazioni, alle condivisioni e alla sensibilità crescente, si sta affermando un messaggio semplice e potentissimo:
L’odio verso i ciclisti non è normale. Non va accettato. Non va ignorato.
Così come la società ha imparato a non tollerare la violenza verbale contro le donne, le minoranze o categorie fragili, allo stesso modo sta maturando la consapevolezza che anche chi pedala merita rispetto, dignità e protezione.
Conclusione
Continueremo, insieme a voi, a monitorare, denunciare, educare.
Perché la strada è di tutti, e ogni parola che semina odio crea un clima insicuro per tutti.
Ogni parola che semina rispetto costruisce una comunità migliore.
💛 Grazie per non voltare lo sguardo. Grazie per essere parte di questo cambiamento.