A Trento ci hanno chiamato gli studenti. Tutto è nato da una colletta promossa dal liceo scientifico Galileo Galilei, l’istituto che frequentava Matteo Lorenzi, insieme all’Aquila Basket. Matteo è stato ucciso sulla strada, mentre si allenava, proprio come Michele. Dalla morte di Matteo è nato il nostro rapporto con i ragazzi del Galilei, e con uno dei loro insegnanti, il professore di Scienze Filippo Tomasi. A loro per i due incontri di quest’anno si sono aggregati anche le studentesse e gli studenti dell’altro liceo scientifico di Trento, il Leonardo Da Vinci, storicamente rivale del Galilei. In questo caso i ragazzi hanno fatto squadra in nome della sicurezza.
Il percorso
Il 30 e 31 marzo Marco Scarponi, segretario generale della Fondazione, e Alessandra Giardini, giornalista che ha seguito tutta la carriera di Michele, hanno lavorato con una selezione dei due licei scientifici cittadini: ragazze e ragazzi di tutte le età (dalla prima alla quinta liceo) che avevano in comune il fatto di far parte delle redazioni delle riviste dei licei. Due prodotti di altissima qualità, con contenuti e grafica altrettanto curati: il Dorian è il giornale del Galilei, l’Urlo di Vitruvio è quello del Da Vinci. Nella prima delle due giornate Marco ha raccontato la storia di Michele, che è sempre la prima traccia, quella da cui parte il lavoro di formazione e di sensibilizzazione della Fondazione.
Poi Alessandra ha chiesto ai ragazzi come avrebbero raccontato sul loro giornale quello che è successo a Michele. Un primo passo per spiegare ai ragazzi che le parole non sono mai neutre: ce ne sono di sbagliate e di giuste anche per raccontare gli scontri stradali. Parole che non cambiano quello che è successo ma possono cambiare il nostro modo di guardare la violenza stradale, e ci aiutano ad avere più rispetto della verità dei fatti, delle vittime e dei loro familiari. È attraverso le parole che passa la consapevolezza che in auto si può uccidere. È attraverso le parole che possiamo far capire che cambiare il modo di vivere la mobilità, senza osteggiare le zone 30 o gli autovelox, è necessario per la sicurezza di tutti. Su questo in particolare si è incentrata la seconda giornata di formazione.
I risultati
La Fondazione ha messo in contatto le due redazioni del Dorian e dell’Urlo di Vitruvio con la redazione de L’Adige, il quotidiano del Trentino Alto Adige. In un secondo momento (il 23 aprile) studentesse e studenti, accompagnati da Marco Scarponi e Alessandra Giardini, sono stati ospiti della redazione dell’Adige e in un lungo incontro hanno raccontato al direttore del giornale Pierluigi Depentori la loro esperienza con la Fondazione. Hanno poi concordato l’invio di un loro articolo alla redazione sui temi studiati e il direttore Depentori ha promesso che glielo avrebbe pubblicato. Il giorno dopo L’Adige ha dato ampio spazio all’incontro con la Fondazione e con i due gruppi di studentesse e studenti.
Qui l’articolo uscito sul quotidiano.
Anche i giornali dei due licei hanno raccontato l’esperienza con la Fondazione sulle loro pagine, ai ragazzi che non avevano partecipato al percorso di formazione. Ma il rapporto tra la Fondazione e i ragazzi dei licei di Trento è stato magico ed è destinato a durare con altre iniziative di cui vi parleremo in futuro.
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